Animale a chi?

Mauro Petracchi ci ha fatto una gran bella sorpresa: ha scritto un libro intitolato “Animale a chi?” (194 pagine, Ferdeghini Tipografia Edizioni) in cui parla di storie di Animali, esseri senzienti che hanno condiviso con lui brevi o lunghi periodi di vita, e che hanno lasciato in lui un ricordo indelebile.
Mauro ha pensato di inserire nella parte centrale del suo libro e a tutta pagina le pubblicità antispeciste di campagne per gli animali.

Il risultato in bianco e nero è davvero ottimo.
La pubblicazione è densa di citazioni famose, di considerazioni sulle numerose pratiche di sfruttamento animale e di informazioni.

La sezione del libro dedicata alle pubblicità è introdotta dal seguente testo:

Adatto ai minori

Dopo aver sfogliato le pagine di questo capitolo, si potrebbe pensare al titolo come una forma di provocazione.

E invece è proprio tutto il contrario.

Se riteniamo che mostrare queste immagini, frutto del lavoro di un team di pubblicisti antispecisti ai nostri giovani potrebbe turbare la loro suscettibilità, significa che troviamo il loro contenuto scioccante e poiché questo rappresenta esattamente una realtà, si deve necessariamente dedurre che quanto denunciato sia scioccante. Dobbiamo porci di fronte ad un bivio: nascondere ipocritamente un contesto di crudeltà, di violenza, di sofferenza e di morte alle future generazioni perpetuando un criterio di mistificazione della realtà per il nostro egoismo e tornaconto, o porli una volta tanto di fronte alla realtà, per quanto sgradevole, affinché comincino a formare le proprie coscienze in modo critico, autonomo ed indipendente, liberi di operare scelte consapevoli.

Quando l’uomo vuole nascondere qualcosa, di solito è perché il frutto di un’ azione illegale o immorale o perché se ne vergogna

Non sono le immagini ad essere dure e violente, bensì le situazioni che esse denunciano. Non nascondiamoci dietro il dito del “non lo sapevo”, “non ci avevo mai pensato”, “non ci voglio pensare”, “mi fa male solo a pensarci”, “preferisco non vederle”, “lo so ma non ci posso fare nulla”, “meglio non saperle certe cose” e via avanti così all’infinito. Invece dobbiamo proprio vederle, dobbiamo conoscerle, dobbiamo pensarci, dobbiamo fare qualcosa.

Sennò siamo complici. Nessuno ci vieta di esserlo, ma sia chiaro che siamo complici. E vorrei aggiungere con l’aggravante della codardia, poiché deleghiamo ad altri il compito di svolgere azioni che noi non avremmo il

coraggio di espletare, godendo però poi pienamente delle loro conseguenze.

Qualunque gesto o atto posto in essere da un individuo, anche se efficace, eclatante, innovativo, rivoluzionario, in quanto proprio di un singolo, non potrà quasi mai avere un impatto significativo su di una realtà generalizzata;

ma questo non è un motivo valido per rinunciarvi. Gandhi amava ripetere ai suoi seguaci che ogni buona azione, per quanto insignificante possa apparire, è sempre degna di esser compiuta.

Se pensiamo oltretutto è stato calcolato che ogni individuo che rinuncia a cibarsi di animali arriva a risparmiare in un anno la vita a circa novanta esseri viventi, ritengo che tale azione sia tutt’altro che insignificante.

In molti continueranno ad obiettare che purtroppo (per gli animali), la carne fa bene. Ed hanno perfettamente ragione. Sopratutto alle finanze dei mercanti di carne e tutta la lunga filiera che ne consegue. Ancor di più alle multinazionali del farmaco, impegnate a produrre in modo massivo sostanze che possano curare tutte quelle patologie, spesso mortali, legate alla sua assunzione, e di farmaci di uso veterinario (antibiotici, sulfamidici, anabolizzanti, mangimi ed integratori alimentari chimici ecc. ecc.) all’uopo usati a profusione.

La carne fa bene, lo dice pure la televisione e buona parte dei media. Prezzolati con commesse pubblicitarie milionarie da parte delle multinazionali del settore.

Ma se la carne facesse veramente bene, perché (ed a questa domanda non riesco a trovare una risposta logica) non dovrebbe farne uso ad esempio, anche un luminare dell’oncologia quale il professor Umberto Veronesi, che invece si dichiara apertamente vegetariano ? Sono questi, i veri misteri della vita…

Dare un esempio positivo è già di per sé la migliore delle scelte; è un seme che prima o poi germoglierà.

Io trovo che le immagini proposte siano un edulcorato della realtà: esse non possono riprodurre l’audio delle urla,dei lamenti, dello strazio a loro legate.

Non danno la sequenza cinetica degli spasmi, dei disperati quanto inutili tentativi di sottrarsi al massacro con la fuga, degli sguardi mutevoli di terrore, angoscia ed infine rassegnazione. Non ci consegnano l’olezzo degli escrementi e delle urine misti al sangue. Mi dispiace oltretutto che in questo lavoro, tali immagini appaiano in bianco e nero: se fossero state a colori, forse qualcuno avrebbe anche potuto notare come il sangue degli animali abbia esattamente lo stesso aspetto del nostro. Non possono contestualizzare, di fatto, quell’alone di morte e di sofferenza che permea i luoghi rappresentati. Autentici inferni sulla terra, dove l’uomo è la rappresentazione del demone, l’animale di turno, il dannato. Innocente ed indifeso.

E’ la prima volta che in un libro vengono riportate ben 14 pubblicità e 7 cartoline di Ca, pertanto ringraziamo pubblicamente Mauro Petracchi e segnaliamo che il suo libro è in vendita su Amazon al seguente indirizzo: http://www.amazon.it/Animale-a-chi-ebook/dp/B00BEHTGH6/ref=sr_1_1_bnp_1_kin?ie=UTF8&qid=1361618028&sr=8-1 il ricavato sarà devoluto al finanziamento di attività animaliste.

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