Conferenza stampa ADI a Grosseto

Conferenza stampa a Grosseto di Associazione D’Idee Onlus

http://quifirenze.corrierenazionale.it/attualita/40216-manifesto-antispecista-arrivata-l-ingiunzione-di-desistenza

Manifesto antispecista, arrivata “l’ingiunzione di desistenza”

Non si placano le polemiche sul manifesto antispecista affisso per le strade di Grosseto. Nei giorni scorsi l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha infatti inoltrato a Campagne per gli Animali, l’associazione ideatrice dell’iniziativa, e a Cbs Outdoor, la società milanese proprietaria del cartellone, una «ingiunzione di desistenza» verso la diffusione del messaggio. «A prescindere dalle finalità e dalle motivazioni che lo animano» – si legge nella lettera inviata dall’Iap – «l’organo di controllo ritiene che il messaggio in oggetto, adottando una comunicazione scioccante, sfrutti in modo inopportuno il senso di colpa dei destinatari e li colpevolizzi, in aperto contrasto con l’art. 46 del codice. Espressioni come “Chi mangi oggi?”, “Quando li mangi o li sfrutti, mangi qualcuno” appaiono volte più che a sensibilizzare il pubblico su un tema di interesse sociale, piuttosto a produrre sentimenti di turbamento. La comunicazione, veicolando un perentorio giudizio di condanna, oltre ad apparire suscettibile di ledere le diverse opinioni che i cittadini possono avere sul tema in questione, instaura un’impropria equiparazione tra la persona umana e l’animale, in aperto contrasto con l’art. 10. Il messaggio infine, attraverso il suggestivo richiamo allo smembramento di un corpo umano contiene un’ingiustificata rappresentazione di violenza, che si pone in contrasto con l’art. 9». La Cbs Outdoor non ha perso tempo, e sulla base dell’ingiunzione ricevuta ha subito contattato l’agenzia toscana Semar chiedendo l’immediata rimozione del manifesto. «Nei nostri confronti la Semar ha dei termini contrattuali da adempiere» – è la risposta arrivata oggi in conferenza stampa da Idee Onlus, il gruppo animalista che ha gestito l’iniziativa a Grosseto – «senza contare che in quanto Associazione senza scopo di lucro non siamo vincolati dalla medesima normativa di riferimento dello Iap. Pertanto, in assenza di qualsivoglia ordine vincolante di pubblica sicurezza o di giustizia, ci aspettiamo il mantenimento dell’affissione fino alla scadenza contrattuale prevista, cioè fino al 12 corrente mese. Sarà nostra prerogativa attivarci con misure legali contro la decisione della ditta Semar nel caso in cui quest’ultima non dia corretta esecuzione del contratto stipulato. Rimaniamo comunque soddisfatti che in soltanto 9 giorni di permanenza del poster sull’impianto grossetano abbiamo conseguito un enorme riscontro». Ma perché l’immagine di un bambolotto smontato e messo sotto vuoto ha suscitato tutte queste polemiche? Una spiegazione ha provato a darla Campagne per gli Animali: «la cultura della nostra società antropocentrica – si legge nel comunicato diffuso durante la conferenza stampa di questo pomeriggio – ci abitua alla visione di violenze e crudeltà nei confronti di esseri senzienti che vengono schiavizzati, torturati e uccisi con il benestare del comune sentire, solo perché non appartenenti della nostra specie. Ecco quindi che se al posto di un agnello smembrato e incellofanato ci si ritrova un feticcio raffigurante un bambino, allora scoppia lo scandalo: le nostre coscienze sono obbligate a fare i conti con il nostro operato, con la nostra crudeltà, la nostra indifferenza, pertanto reagiamo indignandoci. Per una pecora un agnello è il suo bimbo, tanto quanto lo è un bambino umano per sua madre, e ciò a prescindere dalla specie animale di appartenenza e dal valore che noi le diamo. L’affetto materno e il sentimento che lo genera non conoscono confini di specie. Ciò però viene del tutto negato in nome della superiorità della specie umana, che si arroga il diritto di disporre a proprio piacere di ogni essere senziente e del pianeta. Ma in quanto animali onnivori – ha concluso l’associazione – noi abbiamo la fortuna di poter scegliere ciò che intendiamo mangiare».

A.P.

http://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/2013/03/08/855790-vegani-campagna-pubblicitaria-choc.shtml

Manifesto choc, nessuna rimozione, i vegani pronti alla battaglia legale
L’associazione difende la campagna pubblicitaria

I promotori dell’iniziativa hanno diffidato l’agenzia che ha curato l’affissione del cartellone e l’agenzia concessionaria degli spazi pubblicitari che avrebbero chiesto la rimozione anticipata del messaggio

Grosseto, 8 marzo 2013 – “La campagna pubblicitaria è stata strumentalizzata, dissociando l’immagine dal messaggio. Siamo pronti a difenderla, anche a costo di ricorrere alle vie legali”. Paolo Rossi, presidente dell’Associazione di idee onlus – l’associazione che ha portato a Grosseto la campagna pubblicitaria dei vegani “Chi mangi oggi”, promossa dall’associazione della provincia di Treviso “Campagne per gli animali”, per dissuadere dal consumo dei prodotti di origine animale – commenta così le polemiche che si sono sviluppate intorno al manifesto che dalla fine di febbraio campeggia davanti allo stadio grossetano. Una campagna che ha alimentato forti polemiche anche al di fuori dei confini cittadini, dividendo l’opinione pubblica.

La vicenda continua ancora a tenere banco, dal momento che, dopo le polemiche, potrebbe addirittura scatenarsi una battaglia legale. Quello che potrebbe essere il nuovo risvolto della querelle legata alla campagna “della discordia” è stato anticipato da Paolo Rossi che ieri ha voluto fare il punto della situazione durante un incontro pubblico. Accanto a lui, attorno al tavolo dei lavori, alcuni membri dell’associazione maremmana e in bella mostra anche un bambolotto (bambolotto intero questa volta, ma molto simile a quello fatto a pezzi e impacchettato nella campagna “Chi mangi oggi”), con tanto di manifesto informativo con scritto “Il bambolotto di plastica, “Chicco”, sta bene. E’ tornato tutto d’un pezzo”. “Il cartellone pubblicitario – ha spiegato Rossi – è ancora presente e noi vorremmo che lo fosse fino a martedì 12, così come previsto dagli accordi sottoscritti all’inizio della campagna pubblicitaria. Riteniamo che non ci siano motivi validi o fondamenti normativi che possano portare alla rimozione anticipata del cartello. Come, invece, è stato indicato in questi giorni da alcune persone e anche dall’agenzia milanese concessionaria degli spazi pubblicitari”.

Dalle parole di Paolo Rossi è emerso che al momento sarebbe in atto una sorta di braccio di ferro tra l’associazione di idee maremmana, l’agenzia di Milano (Cbs) concessionaria degli spazi pubblicitari e l’agenzia grossetana (Semar) che si è occupata in città dell’affissione del manifesto. “La Cbs di Milano – ha aggiunto Rossi – ha inviato alla Semar di Grosseto una diffida, chiedendo la rimozione in anticipo del manifesto. In considerazione di ciò, la nostra associazione ha diffidato Semar e la Cbs ad oscurare il cartellone prima di martedì. Riteniamo che manchino i presupposti legali per avallare la richiesta della concessionaria milanese. Altrimenti il manifesto sarebbe stato già rimosso”. E adesso cosa succederà? “Alcuni legali di Milano e Torino – ha sottolineato Rossi – si sono offerti volontariamente di occuparsi della vicenda. Prima della nostra diffida, l’agenzia milanese aveva fatto sapere che, in caso di mancata rimozione, avrebbe provveduto personalmente a oscurare il manifesto. Non sappiamo adesso cosa succederà, ma per impedire la rimozione anticipata siamo disposti a ricorrere anche alle vie legali”.

Rossi ha parlato di censura inaccettabile: “La richiesta delle due agenzie rappresenta una forma di censura che non può essere accettata poiché limita la libertà di espressione. A Torino e a Pordenone, dove è stata promossa la stessa campagna di Grosseto, non è scoppiata una polemica simile. Nella nostra città ha prevalso una cultura più provinciale, chiamando in causa dettami morali che poi si sono rivelati inconsistenti”.

Determinati ad andare avanti, ma anche soddisfatti del risultato raggiunto. “In ogni caso – ha sottolineato Paolo Rossi – il nostro obiettivo è stato centrato: volevamo che si parlasse dell’argomento per sensibilizzare l’opinione pubblica e ci interessava diffondere la filosofia dei vegani. E così è stato. In questi giorni abbiamo ricevuto tanti messaggi di solidarietà. Continueremo a diffondere il messaggio vegano: per il 16 e il 23 marzo abbiamo già in programma in città altre iniziative di sensibilizzazione”.
Maria Brigida Langellotti

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2013/03/07/news/cartello-choc-dei-vegani-e-guerra-1.6656046

Cartello choc dei vegani, è guerra
Il manifesto apparso a Grosseto con la foto di un bambino smembrato rischia la rimozione, ma gli animalisti promettono battaglia

“Chi mangi oggi?” a rischio censura. Il manifesto choc apparso a Grosseto con la foto del bambolotto smembrato e confezionato come una bistecca in una vaschetta del supermercato rischia adesso la rimozione. Intorno alla campagna di Associazione d’Idee che invita a diventare vegani ora siamo alla guerra delle diffide. La concessionaria degli spazi pubblicitari ha intimato all’agenzia di affissioni di rimuovere il manifesto 6 per 3 ma l’associazione committente andrà per vie legali se la campagna verrà interrotta prima della data naturale di scadenza del contratto, prevista per il 12 marzo. Soddisfatti i promotori della campagna che si presentano dopo giorni di silenzio stampa ad un incontro pubblico portando il “testimonial” della campagna, il bambolotto Chicco, finalmente ricomposto. «Abbiamo centrato l’obiettivo – osserva il segretario di Associazione d’Idee Paolo Rossi – La campagna è stata fatta anche a Torino e Pordenone ma solo a Grosseto è nato questo polverone, frutto di un moralismo del tutto inconsistente».

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2 pensieri su “Conferenza stampa ADI a Grosseto

  1. sarebbe bello trovare il sostegno di una persona importante, acculturata in questione, qui stanno infrangendo il diritto di manifestare i propri pensieri, altro che democrazia! viviamo ancora in un paese dove un bambino vegano/vegetariano a scuola è deriso e non viene rispettato neanche dalle professoresse che a volte vogliono imporre una dieta onnivora…siamo alla follia…forza ragazzi!

  2. Prima di proteggere i bambini dalla vista di un bambolotto rotto, i garanti dei minori non pensano che i veri danni ai bambini possono essere provocati da quello che vedono nelle vetrine delle macellerie e nei banconi frigo della carne al supermercato? Chissà quante menzogne i genitori specisti dovranno raccontare loro per convincerli a diventare insensibili tiranni, cui la coscienza sarà lentamente devastata.

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