Il diritto di giudicare

tribunale

Che Campagne per gli animali fosse un progetto scomodo per molti lo si sapeva da tempo, però ultimamente abbiamo assistito ad una serie di provvedimenti nei nostri confronti senza precedenti.
Il 31 maggio 2013 abbiamo ricevuto l’ultimo di una serie di comunicati (www.campagneperglianimali.org/web/chi-mangi-oggi-nuovamente-sotto-censura) da parte di IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) il cui Giurì si è pronunciato in via definitiva che la pubblicità “Chi mangi oggi?”, quella con il bambolotto in vaschetta per intendersi, non potrà più essere pubblicata su tutto il territorio nazionale ( www.campagneperglianimali.org/web/wp-content/uploads/2013/06/fax-iap-31-05-2013.pdf ).
Una decisione dal sapore vagamente da ventennio, ma questa è la realtà dei fatti: “Chi mangi oggi?” è una pubblicità che veicola atti di violenza, infatti richiama l’idea di un “corpo umano fatto a pezzi”, come si asserisce in uno dei comunicati ricevuti (www.campagneperglianimali.org/web/wp-content/uploads/2013/05/fax-iap-14-05-2013.pdf); e non può considerarsi una mera espressione di libertà di pensiero, perché reca (orrore!) la frase “diventa vegan” e un link al sito ufficiale di Campagne per gli animali , pertanto ricadrebbe nella tipologia dell’”appello al pubblico”. Inoltre “CHI mangi oggi?” secondo il Giurì tende a colpevolizzare lo spettatore e sarebbe “impropria (…)  l’equiparazione tra persona e animale che il messaggio realizza”.
Il problema quindi non è la sofferenza indicibile degli Animali, l’oscenità dell’esposizione dei loro corpi violati (veri e non di plastica come il bambolotto della nostra pubblicità), l’assurdità inaccettabile del comportamento umano nei confronti di chi è più debole e non può ribellarsi, ma l’appello al principio di tutela dei più piccoli tra gli Umani, che devono essere preservati dalla visione d’immagini violente come quella di un bambolotto smembrato, e in seconda battuta l’equiparazione di un Umano con un Animale.
L’ipocrisia di tale decisione è mastodontica: viviamo in una società bombardata da immagini offensive, oscene, violente e crudeli nei confronti di tutto e tutti, ma chiaramente un Maiale fatto a pezzi rientra appieno nei canoni del nostro pensiero comune, pertanto non può essere considerato violento per gli occhi di un bambino che dovrà abituarsi suo malgrado a questa tipologia di visione.
Per tali ragioni Campagne per gli animali non ha fatto alcun ricorso dopo la ricezione della prima comunicazione di sentenza, perché ha ritenuto le motivazioni che hanno spinto il Giurì a pronunciarsi in tal maniera, semplicemente irricevibili, ancor più perché non ritiene che debba sottostare al giudizio di un organo di autocontrollo al quale devono rispondere solo le aziende e le società che vi hanno aderito. Campagne per gli animali non ha mai aderito ad alcun organo di autocontrollo, seguendo sempre principi di buonsenso e la coscienza di chi fa parte del progetto.

Ricorrendo contro la decisione del Giurì lo si sarebbe legittimato, riconoscendone la competenza e la possibilità di esprimere un giudizio sull’operato di Ca. Ciò non significa che gli amici di Associazione D’Idee Onlus (che pubblicamente ringraziamo per il loro importante e costante impegno antispecista) abbiano fatto male a ricorrere contro la prima sentenza, e non significa che l’avvocato che ha rappresentato le istanze di Associazione D’Idee Onlus di fronte al Giurì, non abbia fatto un ottimo lavoro, ma che Ca non crede che un Giurì di un organo di autoregolamentazione che per di più non prende in alcuna considerazione il messaggio antispecista che abbiamo voluto veicolare, possa arrogarsi il diritto di esprimere un giudizio.
Inoltre dal punto di vista utilitaristico, se il Giurì fosse stato l’emanazione di un’istituzione pubblica, avremmo anche tentato la via del ricorso per stabilire un principio, o quantomeno un precedente, ma stando così le cose, e vista l’assoluta parzialità del Giurì in questione, è stato preferibile ignorare in toto l’intera questione.

Chi mangi oggi?” ha sortito dei risultati ben maggiori, ma diversi, rispetto alle nostre aspettative, riteniamo che sia stato un fenomeno che rimarrà nella storia della comunicazione antispecista, e di questo dobbiamo ringraziare tutti i gruppi, le associazioni e i singoli che hanno creduto nel progetto e che hanno contribuito a renderlo possibile, per quanto riguarda il futuro di questa pubblicità, sarà sempre possibile rivolgersi direttamente ai Comuni per poterla esporre, e in ogni caso altre ne nasceranno nel tentativo di creare una nuova coscienza individuale e collettiva antispecista.

Campagne per gli animali

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1 pensiero su “Il diritto di giudicare

  1. Riceviamo dall’avvocato Carlo Prisco e pubblichiamo integralmente:

    Con la pronuncia del 31/5/13 l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria si è pronunciato in ordine all’opposizione che Associazione di Idee aveva proposto contro l’ingiunzione del 5/3/13.
    La decisione del Giurì non è entrata nel merito delle contestazioni che il Comitato di Controllo dello stesso Ente aveva mosso nei confronti della campagna “chi mangi oggi”, limitandosi a prendere in considerazione gli aspetti meramente formali dell’opposizione.
    Associazione di Idee, che aveva stipulato il contratto di affissione e pagato il prezzo, non è stata considerata legittimata a impugnare il provvedimento che l’IAP aveva invece indirizzato a Campagne per gli Animali e, preso atto che quest’ultima non lo aveva impugnato, il Giurì non ha ritenuto necessario entrare nel merito della questione, considerando assorbente il ravvisato vizio di forma.
    Per effetto della decisione del Giurì l’ingiunzione del Comitato di Controllo è “passata in giudicato”, e, cioè, non è più modificabile e mantiene la sua efficacia nei confronti di Campagne per gli Animali.

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