La furia degli allevatori di visoni: attivisti inseguiti e aggrediti

Fonte: http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2013/08/17/la-furia-degli-allevatori-di-visoni-attivisti-inseguiti-e-aggrediti/

Inseguiti e speronati da un’automobile per quasi dieci chilometri, costretti a testacoda e inversioni di marcia per sfuggire a tre uomini armati di spranga: per poco non finiva in tragedia, il giorno di Ferragosto, l’investigazione di due attivisti di Nemesi Animale in provincia di Cremona, soccorsi infine dalla Polizia di Lodi. La disavventura di Claudio e Brenda ha inizio mentre stanno filmando, da fuori, un allevamento di visoni a Dovera, vicino Crema: da tempo infatti il gruppo conduce investigazioni approfondite sugli stabilimenti italiani dove sono detenute decine di migliaia di animali destinati al mercato delle pellicce, documentando vita e morte in condizioni atroci e cercando di contrastare l’apertura di nuove strutture.

Un cane si accorge della loro presenza e abbaia. Subito accorre un uomo, che da lontano intima loro di andar via. Così i ragazzi spengono la telecamera e salgono in automobile, ma non fanno in tempo a mettere in moto che dalla proprietà esce sgommando un veicolo. A bordo ci sono tre uomini che gridano minacce, uno agita un bastone dal finestrino. A tutta velocità braccano gli attivisti per costringerli a fermarsi. Speronano a più riprese e con violenza la loro automobile, tanto da perdere la targa anteriore. Li sorpassano per tagliar loro la strada, obbligandoli a girare su se stessi prima sullo sterrato, poi sulla statale che porta a Lodi. La prima parte della caccia all’uomo è così feroce e terrorizzante che Claudio e Brenda – la quale riporterà uno spostamento delle vertebre del collo – pensano solo a mettersi in salvo.
Dopo qualche chilometro, però, chiedendo al cellulare l’intervento delle forze dell’ordine, la giovane ha il sangue freddo di filmare un paio di tamponamenti e, nel breve frangente di un arresto forzato, l’individuo che salta giù dalla vettura degli inseguitori per prendere a calci la loro. La corsa termina alla Questura di Lodi: “Sono stati molto professionali e disponibili” racconta Claudio. “Per pura fortuna questa folle aggressione non si è trasformata in un dramma che poteva coinvolgere terzi; noi ce la siamo cavata con molta paura e lesioni lievi. Quanto accaduto ci rende ancora più determinati nella battaglia per un cambiamento culturale verso gli altri animali. Infatti, vorremmo che facessero notizia anche prigionia e violenze che tante specie sono costrette a subire ogni giorno negli allevamenti”.
“Siamo intervenuti anzitutto per mettere in sicurezza le persone, poi per verificare la veridicità dei fatti; a tale proposito è in corso un’indagine” spiega Bruno Pagani, capo gabinetto della Questura di Lodi. “I ragazzi erano spaventati, la loro testimonianza ci è sembrata credibile. Al riguardo, stiamo attenzionando alcuni soggetti; ma trattandosi di una vicenda che ha ripercussioni sull’ordine pubblico s’impongono, com’è ovvio, calma e cautela”.

Preoccupati dal continuo sorgere di allevamenti di visoni, soprattutto in alcune regioni, Nemesi Animale e essereAnimali hanno dedicato alla loro campagna un apposito sito, nonché petizioni con cui si invitano i comuni a non concedere nuove autorizzazioni. “A seguito di questo grave episodio ci auguriamo che il sindaco di Dovera prenda provvedimenti. Lo invitiamo a revocare la licenza già in essere al responsabile dell’attacco ai nostri danni, ma ancor prima gli chiediamo di non permettere l’apertura di un nuovo allevamento di visoni. Sappiamo infatti che ne è stata fatta richiesta di recente, stiamo raccogliendo firme per impedirlo” dicono dal collettivo.
A quanto pare, il moltiplicarsi degli stabulari italiani trova ragion d’essere nel mercato straniero, quello dei nuovi ricchi per i quali la pelliccia – da noi assai démodé, usata semmai per una quantità di bordure e sgradevoli orpelli – è ancora uno status symbol. “Russi, cinesi, la ostentano come facevamo noi negli anni Settanta, però sono meno esperti nell’allevamento. Il mercato delle pellicce fa base a Copenaghen, lì vengono commercializzate anche quelle ottenute qui. Da noi, alcuni stabilimenti oltre ad allevare uccidono e scuoiano direttamente gli animali; per espandersi incoraggiano la nascita di altre strutture sul territorio anche solo limitate all’allevamento” dicono ancora da Nemesi Animale. “E’ tempo che il Parlamento prenda in seria considerazione le proposte di legge presentate a Senato e Camera, supportate dalla maggioranza degli italiani, per l’abolizione di queste crudeli e anacronistiche attività. Seguiremmo in tal modo la linea etica e civile di sei paesi europei che hanno già optato per la scomparsa degli allevamenti di animali da pelliccia”.

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