Spazzatura biologica

Fonte Veganzetta

spazzatura biologica - Spazzatura biologica

Di seguito un articolo di Gallinae in fabula contenente alcune considerazioni sul linguaggio utilizzato di volta in volta per snaturare e mistificare i crimini perpetrati ai danni degli Animali. Il linguaggio è fondamentale, Veganzetta ha sempre posto molta cura nell’utilizzo dei termini per permettere a chi legge di comprendere appieno la portata di una notizia o di un’idea: l’uso di un determinato linguaggio influenza la visione del mondo di chi lo apprende e utilizza, tale visione può essere rispondente alla realtà, o assolutamente fuorviante, questo chi sfrutta gli Animali lo sa bene. I cani di Sochi per tale motivo sono divenuti semplicemente “spazzatura biologica”, gli stessi che noi consideriamo “persone non umane”.

La vita non è “cosa”

di Alessandra Colla

Stanno per partire le Olimpiadi invernali a Sochi, nella Russia meridionale: ed è già partito il programma di ripulitura a beneficio dei turisti, che comprende fra l’altro anche l’eliminazione della “spazzatura biologica” — i cani randagi. trans - Spazzatura biologica
Possono molto, le parole: oggi è possibile persino far accettare alla gente che un animale venga costretto a nuotare fino allo sfinimento e conseguente morte per annegamento, o che a un animale sano venga indotta una patologia devastante e dolorosissima, chiamando queste prassi “ricerca su modello animale” o “ricerca in vivo”. Se le si chiamasse col nome brutale di “vivisezione” sarebbe molto diverso: ma l’odierno sale della terra sembra essere l’eufemismo in tutte le sue declinazioni.
Così, se quello che accade in Russia venisse reso noto con l’espressione di “sterminio indiscriminato di cani randagi” si correrebbe il rischio di incomodare qualche coscienza: invece si fa sapere che si sta procedendo all’eliminazione di ogni tipo di spazzatura, compresa quella biologica, e tutti sono contenti. Nessuno che si chieda cosa mai vorrà dire “spazzatura biologica”: bucce di patate? Vasetti di yogurt vuoti? Residui di frutta e verdura coltivate in regime di agricoltura biodinamica?
Non che mi sorprenda, questa estrema reificazione del vivente: mi sento tranquillamente di assimilarla a due recenti episodi: le colombe liberate in piazza San Pietro a Roma e subitamente aggredite da un gabbiano e da un corvo (dovranno pur mangiare anche loro, e non gli sarà parso vero di trovarsi a portata di becco un bocconcino così appetitoso); e le teste di maiale recapitate come oltraggio alla comunità ebraica romana, definite dal presidente Napolitano “materiale ripugnante” — chissà se il presidente si è reso conto che quel materiale ripugnante era parte di quell’altro materiale (giudicato assai meno ripugnante) noto come salame, prosciutto, salsicce eccetera, del quale sicuramente avrà conosciuto l’esistenza e il sapore; e che quelle teste, prima di essere “materiale ripugnante”, erano attaccate a un corpo e tutt’insieme costituivano uno dei mammiferi più intelligenti e sensibili sulla faccia della Terra. Anzi, sicuramente più intelligenti e sensibili di parecchi (ma proprio parecchi, eh?) primati non quadrumani.
In tutti e tre questi casi — colombe maiali e cani — l’animale viene visto e vissuto come semplice oggetto: nel primo caso, strumento di una ritualità religiosa; nel secondo caso, mezzo di offesa; nel terzo caso, rifiuto da eliminare. In tutti e tre questi casi, nessuna opinione pubblica si è sollevata a stigmatizzare l’abuso semantico contenuto nei rispettivi gesti; nessuna voce si è levata a denunciare la violenza intollerabile, sottesa alla considerazione del vivente-come-cosa, che permea dall’interno e dalle radici la nostra cosiddetta civiltà; nessun intellettualemainstream si è posto qualche dubbio sul feroce anacronismo di pratiche che avrebbero dovuto essere da tempo consegnate alla storia come vestigia di un passato che non ci fa onore.
A tutti coloro che si battono, come sanno e come possono, per la dignità e la libertà degli animali non-umani sarà certamente capitato, almeno una volta nella vita, che la frustrazione prevalesse sul dolore e sulla rabbia: è legittimo, è umano. Ma non è questo il momento; non è questo il momento di cedere, di scrollare la testa, di sedersi sospirando che è tutto inutile. Al contrario, questo è il momento di tirarsi su, di alzare la voce, di farsi sentire senza chiedere scusa, ma anzi con la consapevolezza di affermare una verità che aspetta soltanto di essere aiutata a venire alla luce. È tutto quello che possiamo fare — che dobbiamo fare. Soltanto per loro.

1 pensiero su “Spazzatura biologica

  1. articolo semplice e chiaro che rispecchia la triste verità. Come hai scritto non dobbiamo rassegnarci, anzi, ogni anno che passa gli sforzi dei tanti attivisti amanti della natura e degli animali si vedono e come. Domandiamoci cosa servirebbe invece per un grande cambiamento…Io sono convinto da tempo che bisognerebbe unire scrittori, artisti ecc…che hanno scritto riguardo l’Olocausto animale, trovare un forte appoggio per premere sulla politica, avere rappresentanti in politica…manca un vero partito animalista che possa essere votato (e di voti ne prenderebbe!)

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