{"id":2165,"date":"2014-08-22T15:00:30","date_gmt":"2014-08-22T14:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.campagneperglianimali.org\/web\/?p=2165"},"modified":"2021-02-06T20:09:01","modified_gmt":"2021-02-06T19:09:01","slug":"scappa-daniza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.campagneperglianimali.org\/web\/scappa-daniza\/","title":{"rendered":"Scappa, Daniza!"},"content":{"rendered":"<p><em>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/annamariamanzoni.blogspot.it\/2014\/08\/scappa-daniza_19.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/annamariamanzoni.blogspot.it\/2014\/08\/scappa-daniza_19.html<\/a><\/em><\/p>\n<p>Esiste un meccanismo, ben noto agli studiosi di psicologia sociale, che fa capo ad un principio definito di &#8220;<strong>contrasto percettivo<\/strong>&#8220;, uno schema automatico di comportamento di cui facciamo spesso uso, anche senza esserne consapevoli: consiste nel fatto, in fondo banale, che una situazione appare molto diversa a seconda di ci\u00f2 che l\u2019ha preceduta. In alcuni laboratori di psicofisica il principio viene illustrato agli studenti, invitati a sedersi davanti a tre vaschette piene d\u2019acqua: la prima gelida, la seconda a temperatura ambiente, la terza calda. Lo studente mette la mano sinistra nella prima e la destra nella terza, poi entrambe le mani, contemporaneamente, nella seconda. Si accorge con sorpresa che le sue mani, pur immerse nella stessa acqua, la percepiscono in modo molto diverso : la mano che era stata nell\u2019acqua gelida la sente calda, la mano che era stata nell\u2019acqua calda la sente fredda.<br \/>\n<!--more-->Dal laboratorio alla vita quotidiana, il principio spesso entra in azione, ci condiziona e talvolta viene debitamente sfruttato da chi sa declinare le sue conoscenze in comportamenti. Non sappiamo se le autorit\u00e0 del Trentino siano ferrate in materia, ma di certo hanno fatto un uso sapiente di questo meccanismo nell\u2019occuparsi dell\u2019orsa Daniza, rea di avere difeso i suoi cuccioli da un cercatore di funghi che, anzich\u00e9 mantenersi a doverosa distanza, si era avvicinato tanto da farle temere per l\u2019incolumit\u00e0 dei suoi piccoli: dapprima \u00e8 circolata la notizia che l\u2019avrebbero uccisa, il ch\u00e8 ha innescato una prevedibile ondata di proteste; nel giro di 24 ore la decisione si \u00e8 trasformata in quella di trasportare Daniza in un luogo recintato, e l\u00ec lasciarvela. Proprio in virt\u00f9 del contrasto percettivo, a molti la soluzione \u00e8 apparsa tutto sommato non cos\u00ec terribile: non la morte, ma una vita da trascorrere in un luogo, chiuso, ma dove avr\u00e0 cibo e acqua, senza doverseli procurare con fatica: in fondo, non \u00e8 poi un\u2019infamia.<br \/>\nMa se l\u2019acqua a temperatura ambiente tale resta indipendentemente dal fatto che venga percepita fredda o calda, anche questa realt\u00e0 ha una sua essenza, che non pu\u00f2 essere in funzione di quanto prima paventato: \u00e8 quella di un\u2019orsa, rea di nessun delitto, condannata al carcere con fine pena mai, privata quindi della libert\u00e0, che per ognuno \u00e8 il bene pi\u00f9 prezioso, allontanata dai suoi cuccioli, che, come i figli di ogni reclusa, dovranno pagare, pur senza colpa, una punizione accessoria, condannati a crescere senza guida, affetto e protezione, orfani di una madre vivente: l\u2019ergastolo a vita, insomma, per l\u2019orsa Daniza a fronte della precedente condanna a morte. E per i suoi cuccioli un futuro monco.<br \/>\nPer poter giudicare la vicenda, occorre partire dall\u2019antefatto: l\u2019orsa Daniza mai aveva chiesto, 14 anni fa, di entrare da protagonista in un progetto squisitamente umano, quale quello pomposamente denominato LIFE URSUS; non fu interpellata prima di essere prelevata e trasportata in camion a ripopolare con la sua grande mole una zona alpina; non si ribell\u00f2, non era in grado, e nulla ha mai fatto di male da allora nei confronti di quegli uomini che pure tanto disinvoltamente giocano con il suo destino.<br \/>\nDalla presa in considerazione delle istanze contenute in questa azione di prevaricazione prendono l\u2019avvio le articolate considerazioni di coloro che si schierano dichiaratamente per la libert\u00e0 di Daniza, perch\u00e9 rifiutano di accettare l\u2019 ottica perdutamente antropocentrica che vede in uno splendido animale solo un oggetto di \u201cripopolamento\u201d, da spostare qua e l\u00e0 a seconda del pensiero dominante del momento, oggetto passivo nelle mani di umani che si ritengono signori e padroni della sua vita e della sua morte.<br \/>\nA quelle ampiamente comparse in rete, \u00e8 importante aggiungere un\u2019ulteriore riflessione, tesa a cogliere la relazione tra lo sconsiderato atteggiamento delle autorit\u00e0 del Trentino e il brodo di cultura in cui ci si muove, che autorizza l\u2019Umano a considerarsi in diritto di punire qualsiasi animale, nel momento in cui il suo interesse entra in collisione o semplicemente non collima con il proprio.<br \/>\nSi attribuisce la colpa alla vittima, cos\u00ec da trasformarla in carnefice: \u00e8 il meccanismo che scatena periodicamente guerre distruttive, una volta contro i bovini, portatori ahim\u00e8 non sani del morbo della mucca pazza, un\u2019altra dei volatili, rei di trasportare l\u2019influenza aviaria; ci sono poi le nutrie, a cui attribuire i dissesti idrogeologici di un paese allo sbando. L\u2019eco di un sospetto, un opportuno capro espiatorio incapace di difesa, e si parte con gli eccidi, che portano con s\u00e9 una crudelt\u00e0 che si considera giustificata dall\u2019intento fortemente punitivo che li anima: a fronte della consuetudine dei macelli di \u201clavorare\u201d lontano da occhi indiscreti, l\u2019eliminazione brutale in questi casi avviene anche davanti alle telecamere, nella convinzione che la punizione del colpevole sar\u00e0 apprezzata dai cittadini, perch\u00e9 si tratta di una guerra, guerra di difesa da un nemico pur inconsapevole di esserlo. Siamo in molti a ricordare gli schermi di pochi anni fa, che si popolavano di volatili sotterrati vivi o chiusi vivi in enormi sacchi, le mucche che sbandavano e cadevano; e oggi ad apprendere, sbalorditi, che la caccia alla nutria \u00e8 aperta e che le pallottole sono gentile omaggio di amministrazioni provinciali zelanti.<br \/>\nAltre volte non sono specie, ma sono singoli individui animali a subire la condanna a morte: cani che azzannano, perch\u00e9 frutto di scellerate trappole genetiche o perch\u00e9 allevati per farne macchine da guerra o perch\u00e9 messi in situazioni inadeguate; coccodrilli che, ma guarda un po\u2019, chiudono le fauci su un umano caduto nelle acque che loro frequentano perch\u00e9 di casa loro si tratta; squali affamati. E come non ripensare all\u2019orso Bruno, che il 26 giugno 2006 fu deliberatamente ucciso, perch\u00e9, malauguratamente sconfinato in Baviera dal Trentino dove, anche lui, era stato \u201cimmesso\u201d, si permetteva di uccidere capi di bestiame, destinati all\u2019uccisione esclusiva da parte umana? Le notizie date dai media terminano in genere rassicurandoci che \u201cl\u2019animale \u00e8 stato abbattuto\u201d, a volte ad opera della ASL, altre di cacciatori, trasformati in giustizieri, o di volenterosi cittadini opportunamente incitati a entrare nei panni del vendicatore.<br \/>\nAlla ricerca di nessi, che non giustificano, ma permettono di ricostruire la trama degli eventi, \u00e8 utile anche ricordare ci\u00f2 che per secoli ha avuto luogo in Europa, a partire dal Medio Evo: gli animali colpevoli di avere provocato danni agli uomini potevano subire un regolare processo, nelle aule di \u201cgiustizia\u201d, dove venivano condotti talvolta vestiti con panni umani, e una conseguente condanna, condanna che aveva la stessa atrocit\u00e0 riservata agli uomini per cui torture irriferibili precedevano l\u2019eventuale esecuzione capitale. Non si trattava di eventi isolati perch\u00e9 gli studiosi riportano molti casi di \u201cbestie delinquenti\u201d e dell\u2019epilogo di maiali lapidati e buoi impiccati: spettacoli per altro incapaci di sollevare pubblico sdegno in epoche in cui erano frequenti gli spettacoli altrettanto sciagurati di donne bruciate come streghe, che suscitavano non orrore, ma compiacimento.<br \/>\nMa arriva da un altro tempo e da un altro luogo l\u2019immagine tragica della grande sagoma dell\u2019elefantessa Mary, impiccata sulla pubblica piazza davanti a 2500 persone: era il 13 settembre del 1916, e si era nel Tennesee. La grande Mary si era ribellata, uccidendolo, ad un giovane operaio che, pare, la pungolava con un gancio durante una sfilata perch\u00e9 si era fermata a raccogliere una fetta di cocomero. In questo caso non fu un tribunale, n\u00e9 civile n\u00e9 ecclesiastico, ma il proprietario del circo Sparks World, in cui Mary era costretta a vivere e \u201clavorare\u201d, a decidere che la pena capitale era la risposta adeguata: doveva essere esemplare e quindi avere luogo pubblicamente. Il ch\u00e8 regolarmente avvenne; come spesso succede ai condannati a morte, nulla fu risparmiato a Mary, prima costretta ad un viaggio della morte, poi issata con una gru sul patibolo e poi \u201cgiustiziata\u201d non senza dover prima passare attraverso alcuni tentativi falliti, che resero se possibile ancora pi\u00f9 inaccettabile la sua inaccettabile fine.<br \/>\nSi potrebbe continuare all\u2019infinito: Daniza che difende i suoi piccoli e che per questo viene condannata, \u00e8 solo l\u2019ultimo caso, in ordine di tempo, di un animale che non fa altro che esprimere le proprie caratteristiche di specie e che per questo viene punito dall\u2019uomo. Uomo il cui giudizio, sempre guidato dall\u2019interesse, in queste situazioni sembra equiparare a s\u00e9 gli animali, riconoscendo loro la responsabilit\u00e0 di scegliere tra bene e male, li ritiene colpevoli di comportamenti che violano la pacifica convivenza interspecifica stabilita secondo parametri esclusivamente umani; lo stesso uomo che, in ogni altro contesto, tratta gli stessi animali come esseri inferiori quando non semplicemente cose.<br \/>\nIn attesa che l\u2019Homo Sapiens si chiarisca le idee, non si pu\u00f2 che stare dalla parte di Daniza, che vorremmo maestosa e libera come la sua natura vuole, Daniza che difende i suoi piccoli dall\u2019uomo, perch\u00e9 pensa (e come darle torto?) che di lui non sia proprio il caso di fidarsi.<\/p>\n<p><em>Annamaria Manzoni<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte:\u00a0http:\/\/annamariamanzoni.blogspot.it\/2014\/08\/scappa-daniza_19.html Esiste un meccanismo, ben noto agli studiosi di psicologia sociale, che fa capo ad un principio definito di &#8220;contrasto percettivo&#8220;, uno schema automatico di comportamento di cui facciamo spesso uso, anche senza esserne consapevoli: consiste nel fatto, in fondo banale, che una situazione appare molto diversa a seconda di ci\u00f2 che l\u2019ha preceduta. 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