La risposta dell’ufficio competente del Comune di Torino alla domanda di affissione del mega manifesto “Immedesimati, puoi” è negativa.
Alla nostra richiesta di delucidazioni ci è stato risposto per iscritto che:

“(…) da tempo l’Amministrazione è attenta ad evitare che i propri impianti vengano utilizzati per l’affissione di manifesti che possano urtare la sensibilità dei cittadini (ad esempio mediante l’utilizzo del corpo umano nudo) e che già la vostra precedente affissione (quella con l’immagine del bambolotto a pezzi) è stata in tal senso oggetto di rimostranze e articoli di stampa.

Da tali motivazioni si deduce che il diniego è stato causato dall’eccessiva risonanza mediatica che ha causato la precedente pubblicazione a Torino di “Chi mangi oggi?” e dal fatto che “Immedesimati, puoi” presenta una foto di corpo di donna e quindi ciò potrebbe “urtare la sensibilità dei cittadini”.
Ma consultando il sito IRMA (Portale del Comune di Torino per le Pari Opportunità).
E’ possibile visionare la pubblicità che la Commissione per i Diritti e le Pari Opportunità della Città di Torino ha ideato e pubblicato per combattere la “svendita del corpo femminile nella comunicazione pubblicitaria“: http://www.irma-torino.it/it/index.php?start=72
Infatti nello stesso sito è possibile visionare la pubblicità in questione: http://www.irma-torino.it/it/images/stories/progetti/svendi.pdf

Ma come si può ben vedere compare la foto di una giovane donna NUDA chiusa in un contenitore per alimenti, insomma una via di mezzo tra il bambolotto di “Chi mangi oggi?” e la donna di “Immedesimati, puoi“… (forse dovremmo chiedere i diritti d’autore). Se davvero il Comune di Torino intende dare pari opportunità a tutti, dovrebbe accettare la pubblicazione di una pubblicità che è davvero molto simile a quella fatta dalla Commissione per i Diritti e le Pari Opportunità, e non addurre banali scuse come pena la perdita di ogni credibilità.
Le cose quindi sono due: o il Comune di Torino ci permette la pubblicazione di “Immedesimati, puoi”, oppure oscura anche la sua campagna pubblicitaria che può “urtare la sensibilità dei cittadini (ad esempio mediante l’utilizzo del corpo umano nudo)“.

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